Un paio d’ali per librarsi nel cielo, felici e leggeri. Un sogno accarezzato da tanti. Realizzato da pochi.
Quante volte abbiamo sognato di sollevarci dalla nostra condizione e ci siamo miseramente infranti sulla scogliera? Forse non ne eravamo capaci? Non credo. Semplicemente non ci abbiamo creduto fino in fondo o non abbiamo avuto il coraggio di rialzarci e riprovare.
I limiti sono nella nostra mente, che imprigioniamo ogni giorno con le catene della paura e della sfiducia. Ci accontentiamo di raggiungere il peschereccio più vicino per un misero tozzo di pane perché è più rassicurante, meno rischioso, perché è quello che fanno tutti e temiamo il giudizio altrui ad essere diversi. I nostri occhi si abituano ad orizzonti limitati e, a lungo andare, purtroppo, non riescono neanche più a guardare dentro noi stessi.
Ma è proprio lì che dovremmo cercare, nel posto più vicino e pur sconosciuto, perché tutti abbiamo un paradiso luminoso da raggiungere, unico e peculiare. Non esistono traguardi comuni, né competizioni. Solo talento personale, coraggio, fiducia.
Possiamo scegliere di restare gabbiani sulla scogliera o diventare nuovi Jonathan Livingston.
Jon parla al nostro cuore con un sussurro delicato, ci accarezza, ci tende l’ala per portarci negli spazi infiniti. Ci chiede soltanto di credere in noi stessi, perché avere gli strumenti non basta, bisogna esserne consapevoli. Allora accogliamo il dono prezioso dei nostri maestri, di coloro che si sono presi cura di noi, ci hanno incitato e incoraggiato, ci hanno insegnato ad amare ciò che possiamo diventare e a rifuggire da ciò che crediamo di dover essere.
La vita può presentarsi come un volo rovescio, una picchiata improvvisa, una tranquilla passeggiata ad alta quota. L’importante è oltrepassare i confini, non temere le sconfitte, ferirsi, fallire, gioire, accettare i cambiamenti, emozionarsi, amare.
Io sono pronta, sono infinito, credo in me, posso farcela: gabbiano Jonathan aiutami a spiccare il volo.
Assunta Saragosa